ESAME URETROCISTOSCOPICO

by Kyriakos Filis

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L’urologia e l’endoscopia urologica

 

L’urologia comprende lo studio degli organi predisposti alla secrezione e dalla escrezione dell’urina: reni, ureteri, vescica ed uretra.

Nel maschio per le strette connessioni organiche e funzionali sono interessati anche gli organi genitali: pene, borse scrotali, testicoli, epididimi, vescichette seminali e prostata.

Le malattie a carico dell’apparato urinario sono tra le più frequenti patologie dell’anziano ed incidono sulla qualità della vita e sul grado di disabilità. L’indagine endoscopica in urologia è una tecnica che, utilizzando un apposito strumento a fibre ottiche (chiamato endoscopio), permette di vedere all’interno della cavità dell’apparato urinario. Poiché l’osservazione diretta rimane uno strumento insostituibile di conoscenza, tale esame risulta spesso indispensabile nel processo diagnostico di una malattia urologica (endoscopia diagnostica). La produzione di endoscopi sempre più sottili e flessibili ha ampliato enormemente il campo di applicazione dell’endoscopia in urologia, rendendo possibile l’effettuazione di interventi endoscopici sia nell’apparato urinario basso (uretra e vescica), sia in quello alto (uteri e cavità renali) (endoscopia operativa).

Che cos’è l’esame uretrocistoscopico (o uretrocistoscopia)

E’ l’indagine endoscopica più comunemente praticata in urologia e permette di vedere l’uretra e la vescica. La cistoscopia consente di vedere, grazie all’utilizzo di un particolare apparecchio ottico, rigido o dotato di un tubo flessibile, la superficie interna della vescica e l’imboccatura degli ureteri, i due condotti muscolo mucosi che collegano la vescica ai reni. L’esame consente anche, qualora il caso lo richieda, di effettuare prelievi di piccole quantità di tessuto che vengono poi analizzate in laboratorio.

Per fare questo è necessario che l’uretra abbia una dimensione adeguata al passaggio dello strumento e che non ci siano processi infiammatori in atto.

Le indicazioni: la cistoscopia viene utilizzata ogni qualvolta sia necessario indagare su un’eventuale alterazione della vescica. In particolare, è prescritta qualora si voglia avere conferma della presenza di formazione anomale, individuate precedentemente dall’ecografia, oppure nel caso in cui sia necessario scoprire l’origine della comparsa di sangue nelle urine. Le controindicazioni: l’esame non può essere condotto negli uomini con problemi di significativo ingrossamento della prostata e nelle persone che presentano un restringimento dell’uretra (il canale che mette in comunicazione la vescica con l’esterno).

Preparazione all’esame

 

E’ preferibile effettuare l’esame a digiuno da almeno 12-14 ore. Se l’esame è al mattino, ultimo pasto deve essere consumato alla sera.

 

Come si svolge l’esame

 

La prescrizione dell’esame viene in genere fatta dallo specialista urologo sulla base della storia clinica del paziente e degli esami già effettuati. Questi fornirà le motivazione sulla finalità e sui possibili rischi dell’indagine. Il personale inviterà il paziente ad accomodarsi in ambulatorio, a spogliarsi e ad urinare. Il dialogo con il paziente, volto a fornire spiegazione sullo svolgimento dell’esame, servirà a superare lo stato di tensione e di ansia. Il paziente verrà quindi aiutato a distendersi sul lettino con le gambe divaricate e flesse su appositi sostegni.

L’operatore, dopo aver indossato guanti e camice sterile, coprirà con teli altrettanto sterili la parete addominale inferiore e disinfetterà accuratamente le parti immediatamente circostanti l’orifizio uretrale esterno; al paziente, circa 20 minuti prima, viene introdotto in uretra l’apposito gel anestetico contenente xilocaina, al fine di anestetizzare e facilitare l’introduzione dello strumento (cistoscopio).

Nella donna la manovra, per la conformazione anatomica dell’uretra, risulta di solito agevole e quindi non è necessario lubrificare con gel anestetico.

Il grado di fastidio: si tratta di un esame alquanto fastidioso, perché l’introduzione del cistoscopia stimola il bisogno di urinare e può, inoltre, provocare la comparsa di spasmi all’addome. Nell’uomo, mani esperte faranno scivolare con movimenti delicati e lenti lo strumento lungo l’uretra fino in vescica; ciò consentirà di evacuare l’urina e di riempirla successivamente con soluzione sterile.

La connessione del cistoscopio con una fonte luminosa permetterà l’esplorazione dell’organo.

L’immagine può essere trasmessa ad un monitor che ne rende possibile la visione anche al paziente.

Dopo l’esame

 

Che cosa fare dopo l’esame: non è necessario rimanere a riposo a letto, anche se è consigliabile attendere almeno un giorno prima di riprendere le normali attività. Dopo una breve permanenza nella sala di attesa, il paziente potrà tornare al proprio domicilio, meglio se accompagnato; è inoltre preferibile evitare di guidare la macchina. Si consiglia inoltre di:

Controllare eventuali modificazioni di colore dell’urina. Può accadere infatti che l’urina emessa dopo la cistoscopia presenti una colorazione rosata: si tratta di un’eventualità normale dovuta al fatto che lo strumento può provocare leggere escoriazioni uretrali che possono determinare sanguinamento. E’ possibile, inoltre, che per tutto il giorno successivo all’esame si provi fastidio quando si urina: anche questa è un’eventualità normale.

Misurare la quantità delle stesse emessa nelle 24 ore successive all’esame. Bisogna, invece, segnalare immediatamente al medico l’eventuale incapacità di urinare. In ogni caso, è raccomandabile, al fine di favorire la diuresi, bere molta acqua nelle ore successive all’esame.