L’incontinenza urinaria è definita come la perdita involontaria e non controllata di urine in condizioni socialmente non possibili.

E’ una situazione molto più diffusa di quello che si pensi e ciò è dovuto al fatto che molto spesso le donne hanno difficoltà spinte dal pudore a rivolgersi dal medico per risolvere questo problema, che presenta un vasto ventaglio di opportunità terapeutiche.

L’ incontinenza urinaria può essere di diverso tipo:

  • incontinenza urinaria da urgenza e frequenza
  • incontinenza urinaria da stress
  • incontinenza urinaria di tipo misto

L’incontinenza non è solo un problema della terza età, sebbene l’invecchiamento predisponga a modificazioni della funzionalità delle vie urinarie inferiori. Anche alle donne giovani succede spesso di perdere involontariamente qualche goccia di urina, ma per pudore o perché è un disturbo sottovalutato, solo un terzo delle donne incontinenti si rivolge al medico. L’incontinenza può essere classificata in base alla funzione alterata o ai sintomi. Gli organi principalmente coinvolti comprendono la vescica e l’uretra; si distingue così fra incontinenza urinaria legata a problemi vescicali e quella legata a problemi uretrali.

La classificazione sintomatica è quella piu’ spesso utilizzata: incontinenza sotto sforzo fisico, d’urgenza o mista. Si può dire che fino a 50 anni l’incontinenza è dovuta al cattivo funzionamento del meccanismo dello sfintere dell’uretra che fa perdere urina quando si compie uno sforzo fisico anche modestissimo, come tossire, salire le scale o ridere. Dopo la menopausa, invece, la causa spesso si sposta verso la vescica che si contrae involontariamente, rendendo incapaci di rimandare al minzione a piacimento dopo la percezione dell’avvenuto riempimento della vescica. Una causa comune a tutte le età è il prolasso, cioè la discesa degli organi pelvici (vescica, utero, retto) alterando così i normali rapporti anatomici fra i meccanismi muscolari di contenimento (sfinteri), la vescica e l’uretra. Con la visita urologica e ginecologica si stabilisce un adeguato iter diagnostico in modo da capire bene la causa ed il tipo di incontinenza. Così dopo un attenta anamnesi, un’accurata visita, un esame ecografico dell’addome superiore ed inferiore, ed un esame radiografico con mezzo di contrasto delle vescica (cistografia), l’esame principe è l’Urodinamica.

Tale esame ambulatoriale studia per mezzo di speciali cateteri il funzionamento della vescica e dell’uretra e si verifica se l’incontinenza è dovuta a un cattivo funzionamento della vescica, dello sfintere dell’uretra o di entrambi. Per risolvere il problema a volte è sufficiente una tecnica comportamentale adeguata per controllare i meccanismi muscolari della vescica e dunque lo stimolo a urinare, in altri casi si deve ricorrere ad un trattamento farmacologico atto a rilasciare la parete muscolare vescicale, in altri casi ancora si deve ricorrere ad un intervento chirurgico che varia come entità a seconda se si è di fronte ad un prolasso e/o ad incontinenza da sforzo di vario grado. Grande importanza ha la prevenzione: le donne giovani devono rinforzare con la ginnastica la muscolatura perineale (specialmente dopo due o più parti per via naturale), domandando consiglio allo specialista urologo. Si deve poi evitare di trattenere troppo l’urina. Importante è anche mantenere il peso forma per non aumentare l’incidenza di prolasso, o una sua recidiva dopo l’intervento chirurgico.