Risonanza Magnetica Nucleare (RMN)

La risonanza magnetica nucleare, comunemente detta RMN, è un metodo d’indagine che sfrutta la proprietà di un campo magnetico di elevata intensità e di onde elettromagnetiche, le quali vanno a investire il corpo della persona che vi si sottopone. In tal modo si determina una temporanea alterazione degli atomi di idrogeno di cui sono in gran parte costituiti i tessuti che formano gli organi e gli apparati. Tale temporanea alterazione indotta dal campo magnetico produce alcuni segnali che l’apparecchiatura computerizzata, con cui viene effettuata la Risonanza, capta e poi elabora trasformandoli in immagini.

L’indagine, a differenza della Tac fornisce immagini di sezioni del corpo non solo su piani assiali (ossia a fette”) ma anche su tutti gli altri possibili piani su cui un asse può essere disposto nello spazio. In pratica, la Risonanza fornisce immagini sul piano frontale, laterale e anche obliquo, a diverse angolazioni. Questa possibilità rende, in alcuni particolari casi, la RMN migliore rispetto alla Tac. La strumentazione che consente di effettuare la risonanza è costituita da una sorta di tunnel lungo circa 2 metri con un diametro di circa 50-60 centimetri. All’interno del tunnel trova posto un lettino scorrevole sul quale la persona viene fatta sdraiare.

Da qualche tempo, in alcuni centri sono disponibili apparecchiature aperte, impiegando le quali la persona è sollevata dall’obbligo di rimanere chiusa nel tunnel. Questi nuovi apparecchi evitano il disagio psicologico di trovarsi chiusi nello spazio ristretto del tunnel di cui sono dotate le apparecchiature tradizionali. Comunque sia, l’apparecchiatura viene azionata dal medico che prende posto in una stanzetta attigua a quella in cui si trova il tunnel (o l’apparecchiatura aperta). Le due stanze sono divise da un vetro, per cui il medico controlla attraverso di esso lo svolgimento dell’esame, mentre, mediante un microfono, comunica con il malato, invitando di tanto in tanto a trattenere il respiro (durante lo scatto di alcune immagini è infatti necessario che il paziente esegua questo ordine). Per il cuore, viene considerato l’esame di prima scelta per lo studio della struttura del cuore, in quanto evidenzia con la massima precisione eventuali lesioni, nonché anomalie delle valvole cardiache. La risonanza magnetica è sicuramente l’esame più attendibile qualora sia necessario indagare in modo approfondito sul cervello e il midollo spinale. In particolare, permette di effettuare con precisione la diagnosi di sclerosi a placche (seria malattia del sistema nervoso che porta alla progressiva paralisi), oppure di scoprire la presenza di un tumore del cervello o dell’ipofisi (piccola ghiandola situata in una zona del cervello) e di valutarne le caratteristiche e la natura. Le controindicazioni: per la risonanza magnetica esistono controindicazioni assolute e relative. Non possono assolutamente sottoporsi all’esame le persone portatrici di clips vascolari (speciali pinzette che il chirurgo applica ai vasi sanguigni al fine di prevenire emorragie) o di pace-maker (stimolatore del cuore. La RMN è vietata, inoltre, ai portatori di impianti cocleari (apparecchi acustici inseriti stabilmente nella chiocciola dell’orecchio), o di protesi realizzate in metallo. Tutti questi ausili possono infatti alterarsi sotto l’effetto del campo magnetico con conseguenza molto seria per l’organismo. Ci sono poi condizioni che, pur non vietando in assoluto l’utilizzo della Risonanza, possono di fatto rendere l’indagine rischiosa. In particolare, l’esame è sconsigliato nel primo trimestre di gravidanza, poiché non è ancora stato dimostrato che i campi magnetici siano del tutto innocui per il feto. Può inoltre rappresentare un ostacolo per il corretto svolgimento dell’esame (e quindi rendere più incerta la diagnosi), la protesi dentaria fissa (se si deve esaminare il cranio), il dispositivo intrauterino applicato a scopo contraccettivo (che può spostarsi o alterarsi nel corso dell’esame perdendo la sua efficacia). Per finire, la Risonanza magnetica è sconsigliata alle persone che soffrono di claustrofobia seria (paura di restare intrappolati in un luogo chiuso), qualora per eseguire l’esame sia previsto l’impegno del tunnel.

Come si svolge: prima di iniziare l’indagine, il medico porge alla persona un questionario in cui sono formulate domande che hanno lo scopo di evidenziare eventuali controindicazioni all’esame (per esempio, viene chiesto se si è portatori di pace-maker) e in cui vengono riportate alcune istruzioni utili per affrontare al meglio l’indagine (per esempio, vi è scritto che è necessario togliere tutti gli oggetti metallici, quali catenine, braccialetti, orologio e così via). La persona viene fatta sdraiare sul lettino che viene infilato dentro al tunnel. Il medico si sposta nella stanza attigua, quindi aziona l’apparecchio che inizia a emettere campi magnetici, i quali raggiungono la zona presa in esame e la trasformano in immagini. Le immagini captate e rielaborate dallo strumento presente nel tunnel vengono inviate man mano a un monitor situato nella stanza dove si trova il medico, che può così visionarle anche in tempo reale.Le immagini vengono comunque registrate e poi guardate dal medico anche in un secondo tempo. Nel caso in cui la risonanza debba essere effettuata su un tratto dell’arto superiore, la persona deve limitarsi a infilare la mano o tutto il braccio all’interno di un apparecchio più piccolo. Per finire, in alcuni casi è necessario condurre l’esame con l’ausilio di un mezzo di contrasto. In questa eventualità prima di iniziare l’indagine, alla persona viene effettuata un’iniezione endovenosa contenente una sostanza innocua e priva di effetti indesiderati.

Il ricovero: la risonanza magnetica non richiede né anestesia, né ricovero. In molti centri, per prassi, viene comunque somministrato un tranquillante per bocca (Valium) prima dell’inizio dell’esame, allo scopo di aiutare la persona a sopportare meglio la permanenza nel tunnel. Se non viene somministrato spontaneamente il tranquillante è possibile, comunque, richiederlo.

La durata : l’esame si protrae per 30-45 minuti.

Il grado di fastidio: la risonanza magnetica come tale non provoca alcun tipo di dolore o di fastidio. E’ senz’altro vero, però, che per molte persone risulta insopportabile la permanenza nel tunnel, di fatto molto stretto. Come prepararsi: l’esame non richiede alcun tipo di preparazione particolare, se non è previsto l’impegno del mezzo di contrasto. In caso contrario, è necessario essere a digiuno da almeno otto ore.

Che cosa fare dopo l’esame: è possibile riprendere tutte le normali attività. Nel caso in cui sia stato assunto un tranquillante, è bene non mettersi alla guida di veicoli e non affrontare attività che richiedono la massima prontezza di riflessi poiché il farmaco può indurre sonnolenza.

I risultati: in genere, i risultati sono disponibili dopo alcuni giorni. Al malato viene consegnato un referto nel quale sono riportate le osservazioni del medico e a cui quasi sempre sono allegate alcune delle immagini ottenute durante l’esame.